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Il Grand Hotel, simbolo dei desideri proibiti

Visitando il Grand Hotel le immagini e i sogni felliniani diventano reali. Era stato inaugurato il 1° luglio del 1908, ma nell’estate del 1920, in seguito a un incendio subì la rimozione forzata e permanente delle due cupole che sormontavano l’edificio. Assunse allora l’aspetto conosciuto e amato da Federico Fellini che lo consacrò in Amarcord come un luogo mitico, teatro di incontri esotici e fantasie proibite. “Il Grand Hotel era la favola della ricchezza, del lusso, dello sfarzo orientale. Gli giravamo attorno come topi per darci un’occhiata dentro; ma era impossibile. Allora curiosavamo nel grande cortilone dietro (sempre in ombra con le sue palme che arrivavano al quinto piano), pieno di macchine dalle targhe  affascinanti  e indecifrabili" 

Il giovane Federico Fellini trascorreva, con l'amico  inseparabile Titta Benzi, lunghe ore davanti al Grand Hotel a spiare, attraverso le siepi, il rutilante mondo dei ricchi: donne eleganti con lunghi abiti provocanti, uomini in frac ed auto meravigliose.

Uno zio che lavorava in cucina, permise a Fellini di entrare in quella cattedrale del lusso e della mondanità e di sostare nella hall, dove eseguiva ritratti e caricature dei clienti.