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Monumento ai Caduti riminesi

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E’ il 1922 quando il Comitato Riminese pro Monumento e Onoranze ai caduti in Guerra, costituito in prevalenza da vedove ed orfani, invita gli artisti italiani ad un concorso nel quale “presentare il bozzetto per un monumento figurativo in bronzo e pietra da elevarsi nel mezzo dei Giardini Ferrari”. La situazione dell’area è tale da richiedere “un’opera di linee altimetriche considerevoli, mentre l’ampiezza della piazza lo consiglia di una massa non esile. Carattere precipuo del Monumento: Glorificare la memoria dei combattenti caduti in guerra”.

La giuria, composta dallo scultore Ercole Drei, dall’Architetto Gaetano Nave e dall’Ingegnere Sesto Baccarini, dopo aver esaminati tutti i bozzetti ed aver selezionato tre finalisti, Uno Gera di Roma, Ruggero Dondé di Rimini e Bernardino Boifava di Brescia, l’11 marzo 1923 giudicò Bernardino Boifava (Ghedi 23 maggio 1888 - Forlì 15 dicembre 1953) vincitore del concorso. Nato da famiglia contadina, sembrava destinato a  seguire le orme paterne, ma apprenderà i rudimenti del mestiere nella bottega di Emilio Righetti e frequenterà prima la scuola d'Arte e Mestieri "Moretto", poi l'Accademia di belle Arti di Firenze, con risultati brillanti. 

Il 4 novembre del 1922 si era già svolta la cerimonia della posa della prima pietra del Monumento, al cui interno era una pergamena con queste parole: “Il 4 novembre 1922 i cittadini riminesi posero solennemente questa pietra perché sia base al monumento in cui palpiti col ricordo dei vivi il sacrificio eroico dei morti”. 
L’11 settembre 1926 il re Vittorio Emanuele III, in visita alla città, si recò in Piazza Ferrari per lo scoprimento del Monumento. 

Federico Fellini, che immortalò il Monumento nel suo film “Amarcord”, trasfigurandolo nel ricordo, scrisse: “il monumento ai caduti che era vicino al ginnasio. Una potente muscolosa figura virile di bronzo tendeva alto verso il cielo un pugnale, su una sua spalla giaceva un po’ scomoda una donna nuda: la gloria. Quando pioveva stavamo sotto gli ombrelli a guardare il bel sederone che l’acqua rendeva lucido, palpitante, sembrava vivo.”

[C. Ravara Montebelli]

 

Informazioni

Indirizzo

Piazza Ferrari - Rimini