×

Scarica l’app LiveinRiviera.IT!

App Store Google Play
Cippo di Giulio Cesare

Percorri l'itinerario "Il Dado è Tratto".

La parola latina suggestum indicava in epoca romana un luogo elevato sul quale salire per parlare al popolo oppure ai soldati, ovvero per fare una allocuzione (adlocutio).

Ad eccezione dell’accenno di Lucano alla posizione  in alto  nel foro (in agmine), da cui Giulio Cesare fece la sua allocuzione ai soldati, nessuna fonte antica menziona un suggestum, una colonna o altro, sul quale sia salito per parlare, ma è verosimile pensare che nella concitazione degli eventi, dopo il passaggio del Rubicone, sia salito su di un elemento in pietra nel foro per farsi vedere dai soldati. Ad ogni modo, già dall’inizio del XIII secolo esiste una tradizione popolare riguardo la pietra sulla quale Cesare avrebbe parlato.

Francesco Petrarca nella vita di Cesare  del suo De viris illustribus riporta un aneddoto personale, risalente agli anni ’20 del 1300, quando stava a Bologna per i suoi studi giovanili: «Quando ero ragazzo, mi fu mostrata con orgoglio una pietra in mezzo della piazza, dove si dice che Cesare arringò».

La tradizione è ormai radicata quando nel 1475 Gaspare Broglio Tartaglia, già segretario ed ambasciatore di Sigismondo Pandolfo Malatesta, descrive gli apparati realizzati nella “piazza del foro” in occasione delle solenni nozze di Roberto Malatesta con Elisabetta da Montefeltro e aggiunge per sottolinearne l’importanza: «questa piazza è quella dove Cexero imperatore si fermò e fece la diceria alli suoi capitanii…ed avvi anque el petrone nel quale montò a fare la decieria».

Il “petrone” di cui parla Broglio è il medesimo visto da Petrarca, non il cippo o plinto oggi visibile nella piazza, perchè questo venne realizzato solo nel 1555: il suggestum o “petrone” è l’elemento in pietra che faceva da cappello al cippo, il quale, come dice l’iscrizione cinquecentesca verso mare,  si era deteriorato  per l’antichità ed era stato “restituito” dai magistrati cittadini nel 1555 , quindi fissato al di sopra del cippo, per preservarlo nel tempo per i posteri.

Nel 1557 Gabriello Symeoni, passando a Rimini durante il suo viaggio antiquario in Italia, vede «quel marmo di Cesare restituito nella piazza maggiore», come lo videro cittadini e viaggiatori fino al 1944, quando gli enormi danni subìti dalla città durante l'ultima guerra, lo hanno distrutto. Oggi resta solo  il cippo cinquecentesco che lo sosteneva, con la sua iscrizione, a tramandare che "Caio Cesare,  superato il Rubicone, nella guerra civile, fece l'allocuzione ai suoi commilitoni nel foro di Rimini". 

[C. Ravara Montebelli]    

Informazioni

Indirizzo

Piazza Tre Martiri - Rimini